Favola n.3/3 “Le formichine che volevano imparare a volare” (di Alberto Magnani)

Le formichine che volevano imparare a volare

In un angolo di un giardino di una vecchia casa abbandonata, vi era un bel formicaio. Nel suo interno milioni di formiche erano affaccendate nelle proprie mansioni. C’era chi portava il cibo nelle dispense, chi costruiva stanze per le nuove formiche arrivate, chi studiava, chi giocava e chi faceva la guardia all’esterno del formicaio. Ma tra tutte queste formiche ve ne erano tre che si distinguevano dalle altre, erano la formichina Emanuele, la formichina Patrizia ed infine la formichina Teodoro

Erano vivaci e sempre alla ricerca di nuove avventure, però non era consentito loro di uscire dal territorio del formicaio per non incorrere in pericoli.

Nel pomeriggio dopo la scuola, le tre formichine correvano a perdifiato nel loro posto preferito, il vecchio scarpone abbandonato che per loro era come un castello, dove potevano raccontare i loro sogni e le fantasie più incredibili. Emanuele che era quello che aveva più fantasia di tutti, guardando il cielo e vedendo degli uccellini volare, disse riprendendo fiato dopo la corsa, ”un giorno anch’io volerò come loro e potrò avvisare il formicaio su dove trovare del cibo o mettere in guardia dai pericoli che potrebbero causare danno alla nostra casa. Le altre due formichine ascoltavano sognando ad occhi aperti, ma il suo desiderio era talmente forte che non stava più nella pelle.

Così una notte non riuscendo a prendere sonno, progettò un modo per uscire dal formicaio senza farsi notare. La mattina seguente ritrovatosi con i suoi amici del cuore, propose la sua idea. Ma i due amici dissero ”ma Emanuele non è pericoloso? Lo sai che non possiamo uscire dal territorio e inoltre ci sono i guardiani. Come faremo ad allontanarci senza essere visti?” Emanuele disse “ non preoccupatevi, ho pensato anche a questo”. I due ripresero “ come faremo a volare?” Emanuele disse “ non lo so, ma ci dobbiamo provare.”

Il giorno seguente dopo la scuola, le tre formichine corsero verso il vecchio scarpone, e Emanuele disse “Presto seguitemi”. I tre amici corsero verso il recinto del confine del territorio e lì vi erano due guardie. Emanuele prese una pietra e la tirò in un cespuglio dalla parte opposta dei guardiani, i quali corsero a vedere cosa fosse stato quel rumore, urlando con fermezza “Chi va là?!” con uno scatto veloce corsero al di la del confine, il loro cuore batteva forte per l’emozione, e corsero più veloci che potevano. Ogni tanto si voltavano indietro per vedere il formicaio che era sempre più lontano e continuavano a correre fin quando non andarono a sbattere contro qualcosa che pareva essere una roccia. “Ehi, dove andate così di corsa voi tre?” disse la lumaca Lucrezia. La quale aveva fermato la corsa delle tre formichine con la sua casetta. “ci scusi signora lumaca, ma siamo tre amici che vogliamo imparare a volare. “disse Emanuele “, che non aveva più fiato per parlare. “voi tre volare?” disse la lumaca Lucrezia. “si volare proprio come gli uccelli signora!” disse Emanuele. “ha,ha,ha, ma voi non potete volare, non siete come le vostre cugine le formiche con le ali. Ma Emanuele rispose, “ noi vogliamo imparare a volare perché è un desiderio che sentiamo nel più profondo del nostro cuore, sentiamo che possiamo farlo.” La lumaca Lucrezia guardò nei loro occhi e vide una luce di verità e sorridendo disse. “ andate verso lo stagno, li troverete la vecchia tartaruga Mafalda, chiedete a lei, vi dirà dove andare. Ma state attenti, perché lungo il cammino ci sono dei pericoli come le ragnatele, esse vi attraggono a se, non dovete cedere alla tentazione di avvicinarvi a toccare i cristalli. Se uno di voi vi rimane impigliato, potrebbe finire male.” Così i tre amici rincominciarono a camminare e nel loro percorso incontrarono molti personaggi curiosi, come Leopolda,, una simpatica coccinella, la quale diede loro da mangiare e da bere, poi fu la volta del lombrico Dario. I tre rimasero affascinati dal suo modo di scavare gallerie nella terra. Ma non si fermarono a lungo con lui, perché era un lombrico che aveva sempre fretta e non dava molto retta agli altri.

I tre sempre più contenti, si sentivano incredibilmente grandi, correvano, si nascondevano e giocavano a rincorrersi. Quando ad un certo punto si trovarono davanti uno spettacolo meraviglioso, una grade ragnatela piena di gocce d’acqua che sembravano dei cristalli che brillavano da ogni parte. I tre si sentivano attratti verso di loro, era come se ci fosse una calamita che li attirava verso di essa. Intanto nascosto dietro una foglia il ragno Filiberto pensava,” venite formichine, venite a provare i cristalli.” Ma la formichina Patrizia che era la più piccola dei tre e la più prudente si ricordò quello che aveva detto la lumaca Lucrezia:” state attenti alle ragnatele, esse vi ingannano attraendovi a se….” Questa gridando disse,” no amici, non dobbiamo andare a toccare i cristalli, o finiremo male. Gli altri due ritornarono in se e si distolsero dal toccare i cristalli.

Continuarono il loro cammino e finalmente arrivarono allo stagno. Poco più in la videro la vecchia tartaruga Mafalda.

I tre si avvicinarono con aria un poco timorosa e, una volta davanti alla tartaruga, Emanuele il più coraggioso disse. “ Signora Mafalda, noi siamo venuti da lei perché vogliamo imparare a volare”.” Perché volete imparare a volare?” disse la tartaruga. “ perché è un sogno che abbiamo dentro e lo vogliamo realizzare, vogliamo volare come gli uccelli del cielo, e aiutare il nostro formicaio dove trovare il cibo e avvisarlo quando dei pericoli possono attaccarlo.

Ma la tartaruga non diede loro molto retta e chiudendo gli occhi si addormentò.

Le tre formichine si guardarono stupiti, e Teodoro che era la formichina più timida disse” andiamocene Emanuele, non riusciremo mai a volare, è solo un sogno”, Ma Emanuele Disse con orgoglio: “ Credevo che lo fosse anche per voi, se siamo arrivati fino a qui è perché nei nostri cuori vibra una forte verità, solo bisogna fare silenzio nella mente e ascoltare con più attenzione. Io No non rinuncerò al mio sogno, lo so che possiamo imparare a volare, siamo nati per questo e faremo di tutto per riuscirci.” Gli atri due amici fecero silenzio nei loro pensieri e sentirono che la loro amicizia era legata da un grande dono, imparare a volare.

Le parole di Emanuele entrarono come un eco nelle orecchie della tartaruga, la quale, aprendo gli occhi fissò i tre amici e disse. “ Ne siete proprio convinti che riuscirete imparare a volare?” Le tre formichine guardandola dissero con risolutezza” E’ il nostro sogno e possiamo realizzarlo”. La tartaruga Mafalda, guardò il cielo e, improvvisamente una farfalla con candide ali bianche si avvicinò a loro, i tre la guardarono come se stessero vedendo la cosa più bella che esista al mondo e, ogni volta che le ali svolazzavano, emanavano un delicato profumo mai sentito prima, e dalle ali si sprigionava una luce mista tra il giallo e il rosa.

La farfalla prese un po di polvere dalle proprie ali e la mise sulla schiena delle tre formiche. Improvvisamente delle ali come di farfalla cominciarono a crescere dietro le loro spalle, e sbattendole, i tre amici cominciarono a volare.

L’emozione era davvero grande, cominciarono davvero a volare mentre andavano in alto verso il cielo, Emanuele, Teodoro e Patrizia sentivano il vento che accarezzava loro il viso, sentivano tutti i profumi dei fiori.

I tre amici erano riusciti veramente a realizzare il loro sogno. La tartaruga Mafalda spiegò loro che la farfalla che avevano visto non era altro che la rappresentazione vera del loro sogno in cui credevano. E da quel giorno in poi i tre poterono avvisare il loro formicaio dove poter trovare del cibo e informarlo sui pericoli imminenti.

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