I padri che hanno vinto Sanremo – Articolo su Il Quartiere marzo 2016

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VIdeo della canzone degli STADIO “Un giorno mi dirai”

Ho già affrontato in passato questo spazio che Il Quartiere mi offre con testi di canzoni significative rispetto ai temi che stanno a cuore a me ed ai padri che condividono gli incontri Papà Al Centro.

Incontri mensili, l’ho più volte ricordato, padri e figli con duplice offerta: gioco insieme e poi riflessione/confronto tra adulti. Lo spunto di partenza per il dialogo al maschile di volta in volta può essere un’esperienza dei presenti, un articolo di stampa, brani di libri e film, oppure, per l’appunto, brani musicali. Il prossimo appuntamento sarà sabato 12 marzo, dalle 10.00 alle 12.30 allo spazio Altrotempo in Cascina Cuccagna, via Cuccagna angolo via Muratori (MM3 Lodi). Se siete interessati scrivete mail a info@papalcentro.it o sms a 3319532493.

Nello scorso incontro di febbraio, secondo la prassi consolidata, la seconda parte del nostro appuntamento è cominciata – dopo un conviviale caffè e mentre i bimbi smangiucchiando biscotti s’allontanavano (di poco) verso la stanza dei giochi – con l’ascolto della canzone che ha vinto, poche settimane fa, il Festival di Sanremo ed ora inserita in un album campione di vendite. La canzone s’intitola “Un giorno mi dirai”, del gruppo degli “Stadio”, che festeggia quest’anno 25 anni di carriera.

Uno spunto quindi molto pop che ci ha portato, nel gruppo, a riflessioni anche molto serie, un testo che dice, in modo semplice, cose importanti ed apre al contempo su molti “non detti” che fanno parte del nostro sistema di relazioni familiari.

Un dialogo padre e figlia, visto con gli occhi del primo che racconta di quante fatiche, rinunce, sacrifici si possano fare per senso di responsabilità ed amore e quanto questo sia poco comprensibile dalla seconda e, più in generale, dai nostri figli. Forse solo crescendo e trovandosi nelle difficoltà della vita adulta capiranno.

Un giorno ti dirò
Che ho rinunciato alla mia felicità per te
E tu riderai, riderai, e tu riderai di me
Un giorno ti dirò
Che ti volevo bene più di me
E tu riderai, riderai, tu riderai di me
E mi dirai che un padre
Non deve piangere mai
Non deve piangere mai
E mi dirai che un uomo
Deve sapere difendersi…
Un giorno ti dirò
Che ho rinunciato agli occhi suoi per te
E tu non capirai, e mi chiederai… perché?
E mi dirai che un padre
Non deve piangere mai
Non deve arrendersi mai
Tu mi dirai che un uomo
Deve sapere proteggersi…
Un giorno mi dirai
Che un uomo ti ha lasciata e che non sai
Più come fare a respirare, a continuare a vivere
Io ti dirò che un uomo
Può anche sbagliare lo sai
Si può sbagliare lo sai
Ma che se era vero amore
E’ stato meglio comunque viverlo
Ma tu non mi ascolterai
Già so che tu non mi capirai
E non mi crederai
Piangendo tu
Mi stringerai. 

Il pezzo dice della fragilità nostra, di molti padri consapevoli che il mito dell’uomo tutto d’un pezzo e che <<non deve piangere mai>> è superato, nel bene e nel male, ma anche di figli e figlie che possono apprezzare questa nuova sensibilità maschile, ma anche mal giudicarla come debolezza, con gli stessi pregiudizi dei loro nonni.

C’è l’esperienza della vita che il padre ha già in buona parte alle spalle, c’è la sua possibilità di comprendere, senza giustificarli, gli sbagli di un altro uomo che oggi fa soffrire d’amore la propria figlia lasciandola senza più sapere <<come fare a respirare, a continuare a vivere>>, c’è tutto il dolore e l’impotenza per questo, c’è o ci sarà (la canzone è, fin dal titolo, declinata al futuro) un parlarsi col cuore in mano su temi intimi genitori/figli ancora così difficile per maschi, anche quando non siano degli analfabeti affettivi.

Troviamo la consolazione ma anche l’adesione, magari dolente, alle scelte della ragazza, il mettersi nei suoi panni ed un inno al coraggio di vivere l’amore vero, di amare la vita piena, anche se gli esiti non sono stati, non sono e non saranno sempre felici…forse una contraddizione, una delle nostre tante, rispetto all’incipit, dove si parla delle proprie passate rinunce o forse no, nessuna contraddizione, solo la deliberata volontà di evitare alla figlia di dover, un giorno, parlare ai propri bambini con nel cuore recriminazioni rispetto a strade non percorse per paura…

Resta un irriducibile razionale differenza di generazione e genere, un non capirsi fino in fondo padre e figlia, uomo e donna, eppure il finale esalta la potenza dell’empatia, dell’intendersi su un piano diverso, l’intelligenza emotiva e lo stringersi in un abbraccio.

Concludo con un invito che riprende il titolo di un’altra canzone degli Stadio, “Stabiliamo un contatto”. Mi date qualche feed-back? Trovate di un qualche interesse questa rubrica? Scrivete a info@papalcentro.it e segnalate altre canzoni che parlano di paternità in modo interessante, noi stiamo postando quelle segnalate sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/Papalcentro/?ref=hl

 

 

 

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